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News n. 2: SVIM per il territorio_ Aggiornamenti periodici dal Mondo e dall'Europa

Il progetto “BELT AND ROAD INITIATIVE”: quali prospettive per l’Italia? 

Decollata nel 2013, la Belt and Road Initiative (BRI), è un’iniziativa politica di ampio respiro, voluta dalla Cina per rafforzare la cooperazione con diversi Paesi in aree giudicate strategiche per la propria economia. Nonostante l’Europa sia coinvolta marginalmente in questo piano, l’Italia nel 2019 ha firmato un MoU, a seguito del quale si sono concretizzati alcuni primi accordi. Nonostante l’allentamento della loro relazione causato dalla Pandemia, si può ancora sperare nel rafforzamento della cooperazione tra i due Paesi, soprattutto sul fronte di connettività e infrastruttura.

 

La BRI e le 5 aree di intervento

La Belt and Road Initiative (BRI), promossa dalle istituzioni cinesi e decollata nel 2013, è un’iniziativa politica volta a rafforzare la cooperazione tra Cina e diversi Paesi, rispetto a 5 aree giudicate strategiche per il futuro della propria economia e della cooperazione internazionale: coordinamento delle politiche, connettività delle infrastrutture, commercio senza barriere, integrazione finanziaria e connessione tra le persone.

Coerentemente con gli ambiti di interesse, molti dei progetti promossi riguardano soprattutto la costruzione e/o la gestione di infrastrutture di trasporto, definendo quest’ultimo settore come uno dei pilastri più importanti dell’iniziativa. Ciò ha recentemente portato al coinvolgimento diretto di molte aziende cinesi nella gestione delle infrastrutture internazionali, come nel caso del porto del Pireo in Grecia o di linee ferroviarie in molti paesi asiatici.

 

L’entità degli investimenti e i soggetti coinvolti

L’entità degli investimenti è ingente e prevede una serie di iniziative secondo lo schema della partnership pubblico-privato tra soggetti internazionali. Il governo cinese sta investendo molte risorse, ma all’interno dei singoli progetti sono previsti anche investimenti pubblici da parte dei Paesi toccati dalla BRI e soggetti privati. Nel 2018 la European Bank for Reconstruction and Development ha stimato  che nei primi 5 anni di vita dell’iniziativa, più di 900 miliardi di dollari sono stati impegnati per lo sviluppo di progetti in tre diverse aree del mondo: Asia, Europa e Africa.

 

Anche se non è il tassello fondamentale della BRI, l’Europa è comunque coinvolta

Dato che circa il 25% dei progetti è concentrato nel solo Sud-Est Asiatico e meno del 10% è localizzato in Europa, si può affermare che la BRI vada oltre allo storico percorso della “Via della Seta” e che l’Europa risulti avere una parte marginale. Questo accade per diverse ragioni. La prima è legata al fatto che la BRI è stata concepita per promuovere una cooperazione su ampia scala, che coinvolge non solo le regioni terminali della catena logistica ma anche le regioni “di mezzo” dei Paesi del Centro Asia ed il Sud-Est asiatico.

In secondo luogo, gli investimenti mirano a portare un vantaggio competitivo principalmente ai partner cinesi, ragione per cui, molti progetti toccano aree di interesse strategico per lo sviluppo industriale nazionale, come i Paesi dell’Africa orientale, o per la posizione geografica strategica dei partner coinvolti, come nel caso dei progetti in Sri Lanka (Oceano Indiano). Queste aree intermedie e i paesi in via di sviluppo, risultano decisamente più interessanti agli occhi della Cina, poiché sono legati a crescite di lungo periodo a tassi decisamente alti.

La terza motivazione è più politica: mentre alcuni Paesi europei hanno via via promosso discussioni bilaterali per attirare investimenti cinesi in settori chiave della loro economia (i.e. i Paesi europei centro-orientali, tra cui Ungheria e Polonia), l’Unione europea nel suo complesso è stata finora restia a lasciare il controllo di infrastrutture strategiche ad aziende non controllate da società europee, limitando fortemente la possibilità di sviluppare progetti all’interno dell’iniziativa BRI.

 

L’impatto della Belt Road Initiative sull’Italia

Nella primavera 2019, il presidente cinese Xi ha firmato un memorandum of understanding con l’Italia al fine di promuovere progetti infrastrutturali congiunti parte della BRI. All’interno dell’accordo di cooperazione, rientravano diversi porti italiani, tra cui gli scali di Trieste e Genova. A dispetto degli annunci pubblici però, ad oggi, nessuno dei progetti discussi è stato effettivamente inserito nella lista dei progetti finanziati dalla BRI.

Sono due i principali mutamenti nello scenario internazionale, che hanno contribuito a ridimensionare lo sviluppo della Belt Road Initiative in Italia: le crescenti tensioni tra Cina e Stati Uniti da una parte e lo scoppio della pandemia COVID-19 dall’altra. Il primo elemento si è tradotto in un maggior impegno da parte degli più Stati Uniti nell’allineare le proprie politiche verso la Cina a quelle dell'Europa, Italia inclusa. Un esempio del risultato di questo sforzo è stato l'annullamento di una potenziale collaborazione tra l'Agenzia Spaziale Italiana e la China National Space Administration per costruire moduli abitativi per la stazione spaziale cinese Tiangong 3. Un altro risultato, in linea con le posizioni adottate in altri paesi dell'UE, riguarda le modifiche che limitano la possibilità per Huawei di partecipare allo sviluppo della rete 5G italiana. Anche se nessuno degli esempi citati si riferisce direttamente al MoU del 2019, entrambi sono esempi di un cambiamento di rotta da parte dell’Italia nei confronti della collaborazione con gli interlocutori cinesi, pubblici o privati.

Il secondo elemento è lo scoppio della pandemia di COVID-19.

 

Gli sviluppi italiani della Belt Road Initiative dopo la firma del MoU del 2019

Il 2020 sarebbe dovuto essere un anno significativo per i rapporti Italia-Cina, sia per la celebrazione del 50° anniversario delle loro relazioni diplomatiche e che per quelle dell'Anno del turismo Italia-Cina, in concomitanza del quale era previsto un fitto programma di eventi e celebrazioni, successivamente annullato e posticipato al 2022.

Inoltre, essendo il primo anno dopo la firma del MoU, il 2020 avrebbe dovuto sancire il concretizzarsi degli accordi firmati in occasione della visita di Stato di Xi. È stato invece raggiunto un numero limitato di accordi, per lo più tra attori privati, almeno da parte italiana. Tra questi si segnalano:

  • La Fase 2 di una collaborazione già in corso tra ISA e CNSA su CSES-01;
  • La collaborazione nel settore energetico tra Ansaldo Energia e China United Gas Turbine Technology Co. e Shanghai Electric Power Corp. (avviato già prima del 2019);
  • La formalizzazione di accordi tra Cassa Depositi e Prestiti, Eni e Intesa San Paolo con controparti cinesi come Bank of China e la città di Qingdao;
  • La restituzione di 796 reperti archeologici dall'Italia alla Cina, nel marzo 2019;
  • La collaborazione tra l'Italian Trade Agency (ITA) e il Gruppo Alibaba per la creazione nel 2020 di un “Padiglione Made in Italy” per il commercio Business to Business (B2B);
  • Un memorandum d'intesa di notevole successo tra l'agenzia di stampa italiana Ansa e la sua controparte cinese Xinhua.

Sebbene la maggior parte di questi accordi sia il risultato di una collaborazione in essere già prima del 2019 è lecito sperare che con l’allentamento della pandemia le relazioni Cina-Italia possano evolvere positivamente, rafforzando la cooperazione in anche in altri settori ritenuti strategici per entrambi i Paesi, come la connettività e le infrastrutture.

 

 

Fonti: “Belt and Road Initiative: per ora coinvolge l’Italia solo in via marginale” pubblicato dal Dipartimento di Economia dell’Università di Genova su BJ - Liguria Business Journal e “The Belt and Road in Italy: 2 Years Later” pubblicato su The Diplomat