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BREXIT: l'accordo sugli scambi commerciali e la cooperazione tra l'UE e il Regno Unito

Dal 1°gennaio 2021 il Regno Unito non fa più parte dell'Unione doganale dell'Unione Europea e del mercato unico, con la conseguente cessazione della libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali tra le parti. Si attende l’entrata in vigore definitiva dell’Accordo sugli Scambi Commerciali e la Cooperazione tra UE e Regno Unito, che sarà il primo accordo commerciale dell'UE a zero tariffe e zero quote con un Paese terzo.

 

Le fasi del negoziato

I negoziati relativi all’accordo sugli scambi commerciali e la cooperazione tra UE e Regno Unito, avviati il 2 marzo 2020 e conclusisi lo scorso 24 dicembre, a seguito dell'entrata in vigore dell'accordo di recesso del Regno Unito, sono stati applicati in forma provvisoria dal 1° gennaio al 28 febbraio 2021. Dal 1° gennaio 2021 il Regno Unito non fa più parte dell'Unione doganale dell'UE e del mercato unico; cessa pertanto la libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali tra il Regno Unito e l'Unione europea. Ora si attende la pronuncia da parte del Parlamento europeo e la successiva adozione formale da parte del Consiglio dell'UE, per l'entrata in vigore definitiva.

 

La portata dell'accordo di recesso del Regno Unito dall’UE

L'accordo non riguarda solo gli scambi di merci e servizi, ma anche altri settori di interesse dell'Unione Europea, quali gli investimenti, la concorrenza, gli aiuti di Stato, la trasparenza fiscale, i trasporti aerei e stradali, l'energia e la sostenibilità, la pesca, la protezione dei dati e il coordinamento in materia di sicurezza sociale.

Rispetto ad altri Paesi terzi con i quali l'Unione ha negoziato e concluso accordi, l'accordo commerciale e di partenariato tra l'UE e il Regno Unito è il primo accordo commerciale dell'UE che prevede zero tariffe e zero quote con un paese terzo. Anche se l'accordo sugli scambi commerciali e la cooperazione non prevede barriere tariffarie o quote su tutte le merci conformi alle opportune regole in materia di origine, l'uscita definitiva del Regno Unito dall'Unione doganale dell'UE e dal mercato interno, implica tuttavia barriere non tariffarie, sotto forma di certificazioni doganali, di origine e controlli fitosanitari per l'immissione di beni e prodotti agricoli o animali dal Regno Unito nell'UE.

 

Gli accordi con gli altri Stati

Da parte sua, il Regno Unito ha riprodotto tali e quali nel proprio ordinamento molti degli accordi commerciali che l'UE ha in essere con paesi terzi con 60 paesi, con un semplice "roll over", ossia mediante accordi bilaterali stipulati alle stesse condizioni degli accordi europei con gli stessi Paesi. L’unica eccezione è rappresentata dal Giappone, con il quale il Regno Unito ha firmato un accordo che va oltre le disposizioni degli accordi esistenti con l'UE.

Gli Stati membri sono a loro volta autorizzati a stipulare disposizioni o accordi bilaterali con il Regno Unito concernenti questioni specifiche nei settori del trasporto aereo, della cooperazione amministrativa nel settore delle dogane e dell'IVA e della sicurezza sociale, sempre nel rispetto della compatibilità con il funzionamento dell'accordo sugli scambi e la cooperazione o del mercato interno, con il diritto e gli interessi dell'Unione.

Nei settori non contemplati invece dall'accordo, gli Stati membri possono negoziare e concludere accordi bilaterali con il Regno Unito, ma sono tenuti ad informare la Commissione riguardo alle proprie intenzioni e ai progressi dei negoziati.

 

Dumping e aiuti di stato

Si ricorda che l'UE, al fine di evitare la possibilità di meccanismi di dumping o concorrenza sleale, aveva chiesto l'impegno da parte del Regno Unito a rispettare il regime europeo in materia di aiuti di Stato e gli standard sociali, fiscali, ambientali e climatici definiti nel contesto normativo dell'Unione europea. Il Regno Unito ha accettato l'impegno di rispettare il quadro normativo europeo esistente, ma ha rifiutato la richiesta di un adeguamento automatico alle future evoluzioni normative della disciplina europea in materia di mercato unico.

In materia di aiuti di stato sono stati definiti principi generali vincolanti e altri specifici di natura settoriale. È stato previsto anche un obbligo di trasparenza, con requisiti puntuali imposti alle autorità che concedono i sussidi, le quali sono tenute ad indicare il valore e la motivazione del sussidio, permettendo alle imprese concorrenti che si sentissero danneggiate di fare ricorso.

Il Regno Unito si è impegnato ad istituire un'autorità indipendente responsabile del regime di controllo delle sovvenzioni. Le imprese dell'UE potranno impugnare gli aiuti di Stato concessi alle imprese del Regno Unito dinanzi ai tribunali nazionali britannici se ritengono che violino i principi comuni stabiliti nell'accordo commerciale e le imprese del Regno Unito godranno di diritti equivalenti nell'UE.

 

Certificazione di origine, barriere non tariffarie e quote, Iva e accise

Per beneficiare del regime commerciale di tariffe e contingenti zero le imprese devono garantire che i loro prodotti siano originari dell'Unione europea o del Regno Unito. Per alcuni prodotti, come vino, automotive, prodotti chimici e farmaceutici, gli operatori potranno autocertificare il rispetto degli standard regolatori previsti dalle parti.

Vige un’assenza quasi totale dei limiti quantitativi alle esportazioni di beni tra UE e Regno Unito, con alcune eccezioni come il tonno e l'alluminio. Circa gli aspetti sanitari e fitosanitari delle merci, si prevede il mantenimento degli standard UE per tutte le merci in ingresso nell'UE.

In materia di IVA ed accise l'accordo prevede il mantenimento delle regole sullo scambio automatico delle informazioni, la possibilità di effettuare controlli simultanei e due specifici protocolli per la cooperazione amministrativa per combattere le frodi di IVA e per l'assistenza doganale.

 

La riserva di adeguamento alla Brexit

La Commissione europea ha presentato la proposta di regolamento che stabilisce una riserva di adeguamento alla Brexit, che prevede un ristoro finanziario per eventuali conseguenze negative che potranno derivare dall'Accordo per imprese, comunità locali o amministrazioni pubbliche dell'Unione. Si tratterebbe di uno strumento di emergenza dell'ammontare di 5,371 miliardi di euro in prezzi correnti di cui potranno beneficiare tutti gli Stati membri per le regioni ed i settori economici maggiormente colpiti dalla Brexit, mitigando così l'impatto del recesso del Regno Unito sulla coesione economica, sociale e territoriale dell'UE.

Tra le misure finanziabili si elenca:

  • L'assistenza a aziende e comunità locali;
  • Le misure per sostenere l'occupazione;
  • Le misure per facilitare regimi di certificazione o autorizzazione di prodotti.

Nell'anno 2021, a titolo di pre-finanziamento, saranno disponibili 4,245 miliardi mentre i restanti 1,126 miliardi saranno invece disponibili nel 2024 previa valutazione della Commissione europea. Nel 2021 all'Italia dovrebbero spettare 87,2 milioni di euro.

 

 

Fonte: Estratto da “L'accordo sugli scambi commerciali e la cooperazione tra l'UE e il Regno Unito” pubblicato dal Senato della Repubblica Italiana e Camera dei Deputati, su Documentazione per le Commissioni - Attività dell’Unione Europea.