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Politiche Internazionali
Operatore SVIM

Operatore SVIM

Avviso di indagine di mercato ai sensi dell’art. 36, comma 2, lett. a) del D.lgs 50/2016 e s.m.i. per l’attuazione dell’azione pilota 5.3 del Progetto Strategico FRAMEsPORT ID 10253074 - Interreg VA Italy Croatia Cross BorderCooperation Programme 2014/2020

Svolgimento di un’attività di organizzazione, gestione, promozione e monitoraggio in via sperimentale di un servizio di mobilità sostenibile del Porto di Vallugola – Gabicce Mare – SmartCIG ZD431A586F CUP C69J20000940007

La SVIM Sviluppo Marche S.r.l. Società Unipersonale – Via Raffaello Sanzio n. 85 – Ancona – Italia, telefono +39.071.8064513 – www.svim.eu, intende acquisire una manifestazione di interesse per individuare gli operatori economici, in possesso dei requisiti richiesti, da invitare alla procedura negoziata sotto soglia di cui all’art. 36, comma 2, lettera a) del D.lgs n. 50/2016 s.m.i., da espletarsi su MePA attraverso Richiesta di Offerta (RDO) aggiudicata all’offerta economicamente più vantaggiosa.

Il presente avviso è finalizzato esclusivamente a ricevere manifestazione d’interesse per favorire la partecipazione e la consultazione di operatori economici, in modo non vincolante per la Società, con l’unico scopo di comunicare la loro disponibilità ad essere invitati a presentare offerta.

Il presente avviso ha quindi uno scopo esclusivamente esplorativo senza l’instaurazione di posizioni giuridiche ed obblighi nei confronti della Società Sviluppo Marche S.r.l., che si riserva la possibilità di sospendere, modificare o annullare in tutto o in parte il procedimento avviato e di non dar seguito alla procedura di gara informale per l’affidamento del servizio di cui trattasi senza che i soggetti richiedenti possano vantare alcuna pretesa.

Informazione & Trasparenza

Diretta phygital, Giovedì 13 maggio 2021, ore 10:00

Multifunzionalità forestale e Next Generation EU: le best practice dell'Appennino Centrale” Il seminario vuole essere un’occasione di incontro per presentare gli “interventi di sviluppo locale" realizzati nelle aree interne e montane della Regione Marche quale contributo per l’attuazione del Piano di ripresa e resilienza –PNRR- e del Contratto Istituzionale di Sviluppo del Cratere Centro Italia -Cis-. Le azioni sono finalizzate alla tutela del territorio e delle comunità locali, al contrasto ai cambiamenti climatici, alla valorizzazione delle risorse naturali, culturali e del turismo sostenibile. Queste buone pratiche potrebbero essere le proposte operative e subito cantierabili per un’immediata ricaduta economica sul territorio marchigiano.

Venerdì 16 aprile si è svolto in modalità on line e in ottica di governance collaborativa, il workshop interno sull'utilizzo del crowdfunding -quello civico in particolare- da parte di una pubblica amministrazione e sue strategie di sviluppo regionale. Il workshop si colloca nell'ambito del progetto Bluecrowdfunding, di cui la Regione Marche è partner e coinvolta sul tema del crowdfunding civico applicato ai settori della blue economy, in particolare Pesca e Acquacoltura, con il lancio di una campagna di raccolta fondi nei prossimi mesi.

Il workshop, organizzato da Svim Sviluppo Marche cui è affidata l'assistenza tecnica del progetto, costituisce una tappa del progetto ed è servito per discutere l'utilizzo e le opportunità del crowdfunding come strumento finanziario parallelamente alle altre risorse pubbliche e a condividere esperienze europee di crowdfunding e matchfunding da capitalizzare nella Nuova Programmazione; esso inoltre ha dato avvio alle successive fasi preparatorie alla stesura di un position paper transnazionale sul crowdfunding civico insieme ai fondi SIE.

Il workshop si è svolto alla presenza del personale Svim coinvolto nel progetto, di un esperto di crowdfunding, dei dirigenti regionali degli uffici Economia Ittica e Politiche Comunitarie e relativi funzionari di riferimento, con la partecipazione anche dei responsabili delle Autorità di Gestione del Fesr e Fse e con la preziosa presenza della referente delle relazioni pubbliche dell'European Crowdfunding Network di Bruxelles, anch’esso partner di progetto. ECN è un’associazione professionale che ha l’obiettivo di innovare, rappresentare, promuovere e proteggere l’industria europea del crowdfunding, quale elemento chiave per un più facile accesso a fonti di finanziamento per imprese e assistere anche gli enti pubblici nello sviluppo di iniziative di crowdfunding civico.

L'incontro mirava a stimolare la discussione sulle opportunità e sui meccanismi del crowdfunding come strumento finanziario; preparare la bozza del "Transnational position paper sulla complementarità del crowdfunding civico con i fondi ESI" e accompagnare verso una messa a terra a livello operativo degli strumenti di crowdfunding civico in vista del prossimo periodo di programmazione.

Francesca Passeri, responsabile affari pubblici di ECN, ha introdotto il ruolo della sua organizzazione in merito allo sviluppo del crowdfunding civico all'interno della PA e al match funding, sottolineando il diverso ruolo e coinvolgimento di una pubblica amministrazione nell'utilizzo e implementazione del crowdfunding a seconda se in funzione di sponsor, manager, curatore o facilitatore. Inoltre, ha illustrato alcuni passaggi tecnici significativi riportati nello studio: Crowdfunding and ESF opportunities: Future Perspectives for Managing Authority”, pubblicato nel luglio 2020 e commissionato dalla Banca Europea degli Investimenti, mettendo in luce i diversi tipi di match-funding (First-in, Bridging, Top-Up, 1: 1) e presentando alcuni casi di successo di match funding e utilizzo del crowdfunding da parte di alcune autorità pubbliche italiane ed europee.

Sono quindi seguiti gli interventi dei referenti della Regione Marche che hanno tutti evidenziato la necessità di approfondimento del tema data l'interessante opportunità che esso costituisce e la possibilità che presenta ad essere recepito all'interno delle misure della politica regionale europea, accanto e/o in combinazione agli altri strumenti finanziari.

BREXIT: l'accordo sugli scambi commerciali e la cooperazione tra l'UE e il Regno Unito

Dal 1°gennaio 2021 il Regno Unito non fa più parte dell'Unione doganale dell'Unione Europea e del mercato unico, con la conseguente cessazione della libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali tra le parti. Si attende l’entrata in vigore definitiva dell’Accordo sugli Scambi Commerciali e la Cooperazione tra UE e Regno Unito, che sarà il primo accordo commerciale dell'UE a zero tariffe e zero quote con un Paese terzo.

 

Le fasi del negoziato

I negoziati relativi all’accordo sugli scambi commerciali e la cooperazione tra UE e Regno Unito, avviati il 2 marzo 2020 e conclusisi lo scorso 24 dicembre, a seguito dell'entrata in vigore dell'accordo di recesso del Regno Unito, sono stati applicati in forma provvisoria dal 1° gennaio al 28 febbraio 2021. Dal 1° gennaio 2021 il Regno Unito non fa più parte dell'Unione doganale dell'UE e del mercato unico; cessa pertanto la libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali tra il Regno Unito e l'Unione europea. Ora si attende la pronuncia da parte del Parlamento europeo e la successiva adozione formale da parte del Consiglio dell'UE, per l'entrata in vigore definitiva.

 

La portata dell'accordo di recesso del Regno Unito dall’UE

L'accordo non riguarda solo gli scambi di merci e servizi, ma anche altri settori di interesse dell'Unione Europea, quali gli investimenti, la concorrenza, gli aiuti di Stato, la trasparenza fiscale, i trasporti aerei e stradali, l'energia e la sostenibilità, la pesca, la protezione dei dati e il coordinamento in materia di sicurezza sociale.

Rispetto ad altri Paesi terzi con i quali l'Unione ha negoziato e concluso accordi, l'accordo commerciale e di partenariato tra l'UE e il Regno Unito è il primo accordo commerciale dell'UE che prevede zero tariffe e zero quote con un paese terzo. Anche se l'accordo sugli scambi commerciali e la cooperazione non prevede barriere tariffarie o quote su tutte le merci conformi alle opportune regole in materia di origine, l'uscita definitiva del Regno Unito dall'Unione doganale dell'UE e dal mercato interno, implica tuttavia barriere non tariffarie, sotto forma di certificazioni doganali, di origine e controlli fitosanitari per l'immissione di beni e prodotti agricoli o animali dal Regno Unito nell'UE.

 

Gli accordi con gli altri Stati

Da parte sua, il Regno Unito ha riprodotto tali e quali nel proprio ordinamento molti degli accordi commerciali che l'UE ha in essere con paesi terzi con 60 paesi, con un semplice "roll over", ossia mediante accordi bilaterali stipulati alle stesse condizioni degli accordi europei con gli stessi Paesi. L’unica eccezione è rappresentata dal Giappone, con il quale il Regno Unito ha firmato un accordo che va oltre le disposizioni degli accordi esistenti con l'UE.

Gli Stati membri sono a loro volta autorizzati a stipulare disposizioni o accordi bilaterali con il Regno Unito concernenti questioni specifiche nei settori del trasporto aereo, della cooperazione amministrativa nel settore delle dogane e dell'IVA e della sicurezza sociale, sempre nel rispetto della compatibilità con il funzionamento dell'accordo sugli scambi e la cooperazione o del mercato interno, con il diritto e gli interessi dell'Unione.

Nei settori non contemplati invece dall'accordo, gli Stati membri possono negoziare e concludere accordi bilaterali con il Regno Unito, ma sono tenuti ad informare la Commissione riguardo alle proprie intenzioni e ai progressi dei negoziati.

 

Dumping e aiuti di stato

Si ricorda che l'UE, al fine di evitare la possibilità di meccanismi di dumping o concorrenza sleale, aveva chiesto l'impegno da parte del Regno Unito a rispettare il regime europeo in materia di aiuti di Stato e gli standard sociali, fiscali, ambientali e climatici definiti nel contesto normativo dell'Unione europea. Il Regno Unito ha accettato l'impegno di rispettare il quadro normativo europeo esistente, ma ha rifiutato la richiesta di un adeguamento automatico alle future evoluzioni normative della disciplina europea in materia di mercato unico.

In materia di aiuti di stato sono stati definiti principi generali vincolanti e altri specifici di natura settoriale. È stato previsto anche un obbligo di trasparenza, con requisiti puntuali imposti alle autorità che concedono i sussidi, le quali sono tenute ad indicare il valore e la motivazione del sussidio, permettendo alle imprese concorrenti che si sentissero danneggiate di fare ricorso.

Il Regno Unito si è impegnato ad istituire un'autorità indipendente responsabile del regime di controllo delle sovvenzioni. Le imprese dell'UE potranno impugnare gli aiuti di Stato concessi alle imprese del Regno Unito dinanzi ai tribunali nazionali britannici se ritengono che violino i principi comuni stabiliti nell'accordo commerciale e le imprese del Regno Unito godranno di diritti equivalenti nell'UE.

 

Certificazione di origine, barriere non tariffarie e quote, Iva e accise

Per beneficiare del regime commerciale di tariffe e contingenti zero le imprese devono garantire che i loro prodotti siano originari dell'Unione europea o del Regno Unito. Per alcuni prodotti, come vino, automotive, prodotti chimici e farmaceutici, gli operatori potranno autocertificare il rispetto degli standard regolatori previsti dalle parti.

Vige un’assenza quasi totale dei limiti quantitativi alle esportazioni di beni tra UE e Regno Unito, con alcune eccezioni come il tonno e l'alluminio. Circa gli aspetti sanitari e fitosanitari delle merci, si prevede il mantenimento degli standard UE per tutte le merci in ingresso nell'UE.

In materia di IVA ed accise l'accordo prevede il mantenimento delle regole sullo scambio automatico delle informazioni, la possibilità di effettuare controlli simultanei e due specifici protocolli per la cooperazione amministrativa per combattere le frodi di IVA e per l'assistenza doganale.

 

La riserva di adeguamento alla Brexit

La Commissione europea ha presentato la proposta di regolamento che stabilisce una riserva di adeguamento alla Brexit, che prevede un ristoro finanziario per eventuali conseguenze negative che potranno derivare dall'Accordo per imprese, comunità locali o amministrazioni pubbliche dell'Unione. Si tratterebbe di uno strumento di emergenza dell'ammontare di 5,371 miliardi di euro in prezzi correnti di cui potranno beneficiare tutti gli Stati membri per le regioni ed i settori economici maggiormente colpiti dalla Brexit, mitigando così l'impatto del recesso del Regno Unito sulla coesione economica, sociale e territoriale dell'UE.

Tra le misure finanziabili si elenca:

  • L'assistenza a aziende e comunità locali;
  • Le misure per sostenere l'occupazione;
  • Le misure per facilitare regimi di certificazione o autorizzazione di prodotti.

Nell'anno 2021, a titolo di pre-finanziamento, saranno disponibili 4,245 miliardi mentre i restanti 1,126 miliardi saranno invece disponibili nel 2024 previa valutazione della Commissione europea. Nel 2021 all'Italia dovrebbero spettare 87,2 milioni di euro.

 

 

Fonte: Estratto da “L'accordo sugli scambi commerciali e la cooperazione tra l'UE e il Regno Unito” pubblicato dal Senato della Repubblica Italiana e Camera dei Deputati, su Documentazione per le Commissioni - Attività dell’Unione Europea.

Il progetto “BELT AND ROAD INITIATIVE”: quali prospettive per l’Italia? 

Decollata nel 2013, la Belt and Road Initiative (BRI), è un’iniziativa politica di ampio respiro, voluta dalla Cina per rafforzare la cooperazione con diversi Paesi in aree giudicate strategiche per la propria economia. Nonostante l’Europa sia coinvolta marginalmente in questo piano, l’Italia nel 2019 ha firmato un MoU, a seguito del quale si sono concretizzati alcuni primi accordi. Nonostante l’allentamento della loro relazione causato dalla Pandemia, si può ancora sperare nel rafforzamento della cooperazione tra i due Paesi, soprattutto sul fronte di connettività e infrastruttura.

 

La BRI e le 5 aree di intervento

La Belt and Road Initiative (BRI), promossa dalle istituzioni cinesi e decollata nel 2013, è un’iniziativa politica volta a rafforzare la cooperazione tra Cina e diversi Paesi, rispetto a 5 aree giudicate strategiche per il futuro della propria economia e della cooperazione internazionale: coordinamento delle politiche, connettività delle infrastrutture, commercio senza barriere, integrazione finanziaria e connessione tra le persone.

Coerentemente con gli ambiti di interesse, molti dei progetti promossi riguardano soprattutto la costruzione e/o la gestione di infrastrutture di trasporto, definendo quest’ultimo settore come uno dei pilastri più importanti dell’iniziativa. Ciò ha recentemente portato al coinvolgimento diretto di molte aziende cinesi nella gestione delle infrastrutture internazionali, come nel caso del porto del Pireo in Grecia o di linee ferroviarie in molti paesi asiatici.

 

L’entità degli investimenti e i soggetti coinvolti

L’entità degli investimenti è ingente e prevede una serie di iniziative secondo lo schema della partnership pubblico-privato tra soggetti internazionali. Il governo cinese sta investendo molte risorse, ma all’interno dei singoli progetti sono previsti anche investimenti pubblici da parte dei Paesi toccati dalla BRI e soggetti privati. Nel 2018 la European Bank for Reconstruction and Development ha stimato  che nei primi 5 anni di vita dell’iniziativa, più di 900 miliardi di dollari sono stati impegnati per lo sviluppo di progetti in tre diverse aree del mondo: Asia, Europa e Africa.

 

Anche se non è il tassello fondamentale della BRI, l’Europa è comunque coinvolta

Dato che circa il 25% dei progetti è concentrato nel solo Sud-Est Asiatico e meno del 10% è localizzato in Europa, si può affermare che la BRI vada oltre allo storico percorso della “Via della Seta” e che l’Europa risulti avere una parte marginale. Questo accade per diverse ragioni. La prima è legata al fatto che la BRI è stata concepita per promuovere una cooperazione su ampia scala, che coinvolge non solo le regioni terminali della catena logistica ma anche le regioni “di mezzo” dei Paesi del Centro Asia ed il Sud-Est asiatico.

In secondo luogo, gli investimenti mirano a portare un vantaggio competitivo principalmente ai partner cinesi, ragione per cui, molti progetti toccano aree di interesse strategico per lo sviluppo industriale nazionale, come i Paesi dell’Africa orientale, o per la posizione geografica strategica dei partner coinvolti, come nel caso dei progetti in Sri Lanka (Oceano Indiano). Queste aree intermedie e i paesi in via di sviluppo, risultano decisamente più interessanti agli occhi della Cina, poiché sono legati a crescite di lungo periodo a tassi decisamente alti.

La terza motivazione è più politica: mentre alcuni Paesi europei hanno via via promosso discussioni bilaterali per attirare investimenti cinesi in settori chiave della loro economia (i.e. i Paesi europei centro-orientali, tra cui Ungheria e Polonia), l’Unione europea nel suo complesso è stata finora restia a lasciare il controllo di infrastrutture strategiche ad aziende non controllate da società europee, limitando fortemente la possibilità di sviluppare progetti all’interno dell’iniziativa BRI.

 

L’impatto della Belt Road Initiative sull’Italia

Nella primavera 2019, il presidente cinese Xi ha firmato un memorandum of understanding con l’Italia al fine di promuovere progetti infrastrutturali congiunti parte della BRI. All’interno dell’accordo di cooperazione, rientravano diversi porti italiani, tra cui gli scali di Trieste e Genova. A dispetto degli annunci pubblici però, ad oggi, nessuno dei progetti discussi è stato effettivamente inserito nella lista dei progetti finanziati dalla BRI.

Sono due i principali mutamenti nello scenario internazionale, che hanno contribuito a ridimensionare lo sviluppo della Belt Road Initiative in Italia: le crescenti tensioni tra Cina e Stati Uniti da una parte e lo scoppio della pandemia COVID-19 dall’altra. Il primo elemento si è tradotto in un maggior impegno da parte degli più Stati Uniti nell’allineare le proprie politiche verso la Cina a quelle dell'Europa, Italia inclusa. Un esempio del risultato di questo sforzo è stato l'annullamento di una potenziale collaborazione tra l'Agenzia Spaziale Italiana e la China National Space Administration per costruire moduli abitativi per la stazione spaziale cinese Tiangong 3. Un altro risultato, in linea con le posizioni adottate in altri paesi dell'UE, riguarda le modifiche che limitano la possibilità per Huawei di partecipare allo sviluppo della rete 5G italiana. Anche se nessuno degli esempi citati si riferisce direttamente al MoU del 2019, entrambi sono esempi di un cambiamento di rotta da parte dell’Italia nei confronti della collaborazione con gli interlocutori cinesi, pubblici o privati.

Il secondo elemento è lo scoppio della pandemia di COVID-19.

 

Gli sviluppi italiani della Belt Road Initiative dopo la firma del MoU del 2019

Il 2020 sarebbe dovuto essere un anno significativo per i rapporti Italia-Cina, sia per la celebrazione del 50° anniversario delle loro relazioni diplomatiche e che per quelle dell'Anno del turismo Italia-Cina, in concomitanza del quale era previsto un fitto programma di eventi e celebrazioni, successivamente annullato e posticipato al 2022.

Inoltre, essendo il primo anno dopo la firma del MoU, il 2020 avrebbe dovuto sancire il concretizzarsi degli accordi firmati in occasione della visita di Stato di Xi. È stato invece raggiunto un numero limitato di accordi, per lo più tra attori privati, almeno da parte italiana. Tra questi si segnalano:

  • La Fase 2 di una collaborazione già in corso tra ISA e CNSA su CSES-01;
  • La collaborazione nel settore energetico tra Ansaldo Energia e China United Gas Turbine Technology Co. e Shanghai Electric Power Corp. (avviato già prima del 2019);
  • La formalizzazione di accordi tra Cassa Depositi e Prestiti, Eni e Intesa San Paolo con controparti cinesi come Bank of China e la città di Qingdao;
  • La restituzione di 796 reperti archeologici dall'Italia alla Cina, nel marzo 2019;
  • La collaborazione tra l'Italian Trade Agency (ITA) e il Gruppo Alibaba per la creazione nel 2020 di un “Padiglione Made in Italy” per il commercio Business to Business (B2B);
  • Un memorandum d'intesa di notevole successo tra l'agenzia di stampa italiana Ansa e la sua controparte cinese Xinhua.

Sebbene la maggior parte di questi accordi sia il risultato di una collaborazione in essere già prima del 2019 è lecito sperare che con l’allentamento della pandemia le relazioni Cina-Italia possano evolvere positivamente, rafforzando la cooperazione in anche in altri settori ritenuti strategici per entrambi i Paesi, come la connettività e le infrastrutture.

 

 

Fonti: “Belt and Road Initiative: per ora coinvolge l’Italia solo in via marginale” pubblicato dal Dipartimento di Economia dell’Università di Genova su BJ - Liguria Business Journal e “The Belt and Road in Italy: 2 Years Later” pubblicato su The Diplomat

African Continental Free Trade Area in vigore dal 1°gennaio 2021 

In vigore dal 1°gennaio 2021, l’afCFTA (African Continental Free Trade Area), rappresenta l’area di libero scambio più grande mai istituita al mondo dalla nascita dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, per numero di Paesi coinvolti, estensione geografica, popolazione ed impatto economico. L'accordo, fortemente sostenuto dall’UE, potrebbe contribuire a rafforzare la posizione del continente africano nell’ambito delle relazioni commerciali globali.

 

I Paesi firmatari

L’Accordo afCFTA (African Continental Free Trade Area), firmato nel marzo 2018 da 44 su 55 membri dell'Unione Africana (UA), è entrato in vigore il 1°gennaio 2021, dopo il lancio della fase operativa che ha avuto luogo il 7 luglio 2019 in occasione del 12° vertice straordinario dei Capi di Stato e di Governo dell'UA, a Niamey, in Niger.

Coinvolgendo 55 stati membri dell’Unione Africana e 1,2 miliardi di persone per un PIL complessivo di 3,4 miliardi di dollari, l’afCFTA rappresenta l’area di libero scambio più estesa dai tempi dell’istituzione del WTO. Attualmente le sottoscrizioni sono salite a 54 (tutti i membri dell’UA tranne l'Eritrea) e ammonta a 27 il numero delle ratifiche. In extremis hanno aderito anche il Benin e la Nigeria, prima economia africana.

 

Gli effetti sulle barriere tariffarie per il commercio intra-africano

L’accordo si prefigge l’obiettivo di creare un mercato unico africano per beni e servizi con libera circolazione di persone e investimenti, espandendo così il commercio intra-continentale, rafforzando la competitività e sostenendo la crescita economica in Africa.

Per arrivare a questo risultato è prevista una graduale abolizione delle barriere tariffarie e non tariffarie e, in particolare, l'eliminazione totale dei dazi (attualmente pari circa al 6%) sul 90% delle merci, in un lasso di tempo tra i 5 e i 10 anni dall’entrata in vigore. Ancora da definire quali saranno i prodotti, i servizi e i settori oggetto della liberalizzazione, e in che misura questi godranno del beneficio. L'UNECA (Commissione Economica Africana delle Nazioni Unite) stima che in seguito all’Accordo, l'interscambio intra-africano aumenterebbe in 4 anni fino al 52% del totale degli scambi.

 

La portata dell’Accordo sulle relazioni commerciali globali

L'Accordo potrebbe contribuire a rafforzare la posizione del continente africano nell’ambito delle relazioni commerciali globali. Data la crisi dei negoziati commerciali multilaterali e della stessa autorità normativa del WTO, sottolinea il CeSPI, il rafforzamento del regionalismo africano può dunque risultare decisivo da un lato, per sviluppare un potere negoziale da far valere nei confronti di importanti partner commerciali (e.g. Unione Europea e Cina) e dall’altro, per promuovere economie di scala e catene di valore che possano aiutare le società africane a competere sui mercati internazionali.

 

Le sfide per il continente africano

La realizzazione di tali benefici, tuttavia, è condizionata al superamento di numerose sfide di carattere politico, giuridico, economico e funzionale. Uno tra i principali fattori che ostacola il pieno sviluppo del Continente, è il deficit infrastrutturale – in termini di quantità, qualità, costi e accesso alle infrastrutture.

La pandemia di Covid-19 ha causato la prima recessione degli ultimi 25 anni per l’Africa Subsahariana, compromettendo così decenni di progresso economico. Una ripresa inclusiva, coesa e sostenibile dipenderà inevitabilmente dall’efficacia dei governi e dei partner del settore privato nell’affrontare le priorità del continente: infrastrutture, povertà, digitalizzazione e green economy.

 

Il sostegno dell’UE

L’Unione Europea è una forte sostenitrice del processo di integrazione africana. I principali strumenti per la promozione degli scambi commerciali tra l'UE e le regioni africane sono rappresentati dagli «accordi di partenariato economico» (APE). I negoziati di tali accordi commerciali, dopo le difficoltà incontrate nel 2002, sono stati ulteriormente agevolati dall’adozione di un regolamento che ha consentito l’accesso temporaneo al mercato fino al 2014, termine che è stato poi prorogato.

Infine a settembre 2018, Juncker, l'allora Presidente della Commissione europea, ha lanciato un vero e proprio piano di azione per rafforzare i rapporti commerciali, spingere gli investimenti e creare opportunità di lavoro in Africa, stanziando 50 milioni di euro a sostegno dell'AfCFTA, considerato un pilastro del piano.

 

 

Fonti: Nota n. 11 del Servizio Affari Internazionali del Senato della Repubblica Italiana.

Martedì, 23 Marzo 2021 10:35

FRAMESPORT - II SC Meeting di progetto

Continuano le attività del Progetto FRAMESPORT.

Sviluppo Marche partecipa con i 15 partners di progetto alla riunione online. Occasione per condividere gli aggiornamenti sullo stato di avanzamento delle azioni di progetto, verso la definizione di una piattaforma online e azioni pilota che prevedano l’implementazione di nuovi business model, per rilanciare lo sviluppo dei piccoli porti e del loro entroterra nell’area di riferimento del Programma Italia- Croazia, ottimizzando le risorse già esistenti, l’incremento della competitività e dell’efficienza tra realtà italiane e croate, mettendo inoltre a disposizione nuovi strumenti, utilizzabili dai porti e dalle strutture ad essi collegate.

Sviluppo Marche srl nel progetto FRAMESPORT è a fianco del Servizio Tutela, Gestione e Assetto del Territorio della Regione Marche ed i Comuni di Gabicce Mare e Numana, nella definizione delle azioni pilota nei porti di Vallugola/Gabicce Mare e di Numana. Mobilità sostenibile e sviluppo di servizi turistici integrati per la valorizzazione del territorio sono le parole chiave.

Inoltre, è possibile visitare anche il seguenti siti: 

https://www.italy-croatia.eu/web/framesport
linkedin.com/company/framesport-interreg-italy-croatia/
facebook.com/framesportinterregitalycroatia

Per essere sempre aggiornati: è possibile iscriversi alla newsletter di progetto a questo link http://eepurl.com/guHI-5

Continuano le attività con il Comune di Gabicce Mare per la definizione di azioni pilota che prevedano l’implementazione di nuovi business model, per rilanciare lo sviluppo dei piccoli porti e del loro entroterra nell’area di riferimento del Programma Italia- Croazia, ottimizzando le risorse già esistenti, l’incremento della competitività e dell’efficienza tra realtà italiane e croate, mettendo inoltre a disposizione nuovi strumenti, utilizzabili dai porti e dalle strutture ad essi collegate.

Sviluppo Marche srl nel progetto FRAMESPORT è a fianco del Servizio Tutela, Gestione e Assetto del Territorio della Regione Marche ed i Comuni di Gabicce Mare e Numana, nella definizione delle azioni pilota nei porti di Vallugola/Gabicce Mare e di Numana. Mobilità sostenibile e sviluppo di servizi turistici integrati per la valorizzazione del territorio sono le parole chiave.

Inoltre, è possibile visitare anche il seguenti siti: 

https://www.italy-croatia.eu/web/framesport
linkedin.com/company/framesport-interreg-italy-croatia/
facebook.com/framesportinterregitalycroatia

Per essere sempre aggiornati: è possibile iscriversi alla newsletter di progetto a questo link http://eepurl.com/guHI-5

Mercoledì, 31 Marzo 2021 13:33

SVIM partecipa a Mettiamoci in Riga

Sviluppo Marche ha partecipato a "Mettiamoci in RIGA - Rafforzamento Integrato Governance Ambientale”, del Ministero della Transizione Ecologica, nel “Seminario per la Regione Puglia. Buone pratiche della Piattaforma delle Conoscenze”, organizzato il 31 marzo 2021, con i progetti Empowering2020 www.empowering-project.eu Life SEC Adapt Project www.lifesecadapt.eu, coordinati da SVIM, nell’ambito dell’iniziativa Patto dei Sindaci.

I progetti sono stati scelti, come buone pratiche per il rafforzamento della capacità amministrativa, dell’efficienza della PA e della governance multilivello, nel migliorare la qualità e l’efficacia nell’attuazione delle politiche ambientali a livello territoriale.

Pubblicazione aggiornata della Short List di soggetti esterni a supporto della SVIM per attività finanziate con risorse europee, nazionali e regionali.
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