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Risultati della ricerca per: Energia

Via ad HORIZON 2021-27: il programma UE di ricerca e innovazione transnazionale più vasto al mondo

Approvato in via definitiva dall’Europarlamento con un budget di 95,5 miliardi di euro per il settennato 2021-27 Horizon Europe, il più vasto programma di ricerca e innovazione transnazionale al mondo. Rese note la struttura del programma e le azioni finanziate.

 

Horizon Europe (HE) costituisce il più vasto programma di ricerca e innovazione transnazionale al mondo ed uno dei più ambiziosi in seno all’Unione europea. Con una dotazione complessiva di 95,5 miliardi per il periodo 2021-2027, finanzia attività di ricerca e innovazione principalmente attraverso inviti a presentare proposte aperti e competitivi.

Si tratta di un programma a gestione diretta, ovvero direttamente attuato dalla Commissione europea, con l’ambizione di facilitare la collaborazione e rafforzare l'impatto della ricerca e dell'innovazione nello sviluppo, nel sostegno e nell'attuazione delle politiche dell'UE, affrontando al contempo le sfide globali.

 

La struttura e i Work Programs

Sono attualmente in corso di preparazione i Work Programs (WPs) di Horizon Europe contenenti le call per i primi 4 anni (2021-2024) e a scadenze programmate sarà possibile sottoporre le proposte progettuali. I WP si articolano in Pilastri (pillar), Cluster e Topic:

Pillar I - Scienza Eccellente:

  • Consiglio Europeo della Ricerca
  • Azioni Marie Skłodowska-Curie
  • Infrastrutture di ricerca

Pillar II - Sfide Globali e Competitività Europea Industriale:

  • Cluster 1. Salute
  • Custer 2. Cultura, Creatività e Società Inclusiva
  • Cluster 3. Sicurezza Civile per la Società
  • Cluster 4. Digitale, Industria and Spazio
  • Cluster 5. Clima, Energia e Mobilità
  • Cluster 6. Alimentazione, Bioeconomia, Risorse Naturali, Agricoltura e Ambiente

Pillar III - Europa Innovativa:

  • Consiglio Europeo per l’Innovazione

A cui si aggiunge:

  • Ampliamento della partecipazione e rafforzamento dell’Area di Ricerca Europea.

 

Chi può rispondere alle Call di Horizon

In generale, qualsiasi soggetto giuridico avente sede in UE può partecipare al Programma, ma sono inclusi quelli provenienti da paesi terzi non associati e le organizzazioni internazionali, purché rispettino il regolamento di HE e le condizioni specifiche previste da ogni Call.

 

Le azioni e i contributi

L'ammontare del contributo europeo per i progetti finanziati da Horizon Europe varia in relazione alla tipologia di azione:

  • Azione di ricerca e innovazione (RIA): attività che mirano principalmente a creare nuove conoscenze o esplorare la fattibilità di una tecnologia, prodotto, processo, servizio o soluzione (ricerca di base e applicata, sviluppo e integrazione tecnologico, test, dimostrazione e convalida di un prototipo su piccola scala in un laboratorio o ambiente simulato).

       Contributo UE: 100% delle spese ammissibili.

  • Azione per l'innovazione (IA): mira a definire piani o design per prodotti, processi o servizi nuovi, modificati o migliorati (prototipazione, test, dimostrazione, sperimentazione, convalida del prodotto su larga scala e applicazione sul mercato).

       Contributo UE: 70% delle spese ammissibili (100% per gli enti no profit).

  • Azione di coordinamento e supporto (CSA): coordinamento di azioni bottom-up che promuovono la cooperazione tra soggetti giuridici degli Stati membri e Paesi associati per rafforzare lo Spazio europeo della ricerca.

       Contributo UE: 100% delle spese ammissibili.

  • Programma co-fund (CoFund): attività a supporto di networking e coordinamento, ricerca, innovazione, azioni pilota, innovazione e diffusione sul mercato, formazione e mobilità, sensibilizzazione e comunicazione, diffusione e valorizzazione dei risultati. Questo Programma sarà stabilito o attuato da soggetti giuridici che gestiscono o finanziano programmi di ricerca e innovazione, diversi dagli organismi di finanziamento europei.

       Contributo UE: tra il 30%-70% delle spese ammissibili.

  • Innovazione e diffusione sul mercato (IMDA): azioni per l'innovazione e altre attività necessarie a diffondere l'innovazione sul mercato (anche scaling-up e finanziamento misto).

       Contributo UE: 70% delle spese ammissibili (100% per gli enti no profit).

  • Formazione e mobilità (TMA): attività basate sulla mobilità tra paesi, settori o discipline, allo scopo di migliorare le capacità, le conoscenze e le prospettive di carriera dei ricercatori.

       Contributo UE: 100% delle spese ammissibili.

  • Pre-commercial procurement (PCP): attività volte ad aiutare un gruppo transnazionale di acquirenti a rafforzare gli appalti pubblici per ricerca, sviluppo, convalida e, possibilmente, la prima implementazione di nuove soluzioni per migliorare in modo significativo la qualità e l'efficienza in aree di interesse pubblico, offrendo opportunità di mercato all'industria e i ricercatori.

       Contributo UE: 100% delle spese ammissibili.

  • Public procurement per soluzioni innovative (PPI): attività che mirano a rafforzare la capacità di un gruppo di acquirenti transnazionali di implementare in modo tempestivo soluzioni innovative ovviando alla frammentazione della domanda e condividendo rischi e costi.

       Contributo UE: 50% delle spese ammissibili.

 

Clicca qui per scoprire i bandi aperti

 

 

Fonte: Horizon Europe Work Programme 2021-2022 13. General Annexes

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BREXIT: l'accordo sugli scambi commerciali e la cooperazione tra l'UE e il Regno Unito

Dal 1°gennaio 2021 il Regno Unito non fa più parte dell'Unione doganale dell'Unione Europea e del mercato unico, con la conseguente cessazione della libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali tra le parti. Si attende l’entrata in vigore definitiva dell’Accordo sugli Scambi Commerciali e la Cooperazione tra UE e Regno Unito, che sarà il primo accordo commerciale dell'UE a zero tariffe e zero quote con un Paese terzo.

 

Le fasi del negoziato

I negoziati relativi all’accordo sugli scambi commerciali e la cooperazione tra UE e Regno Unito, avviati il 2 marzo 2020 e conclusisi lo scorso 24 dicembre, a seguito dell'entrata in vigore dell'accordo di recesso del Regno Unito, sono stati applicati in forma provvisoria dal 1° gennaio al 28 febbraio 2021. Dal 1° gennaio 2021 il Regno Unito non fa più parte dell'Unione doganale dell'UE e del mercato unico; cessa pertanto la libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali tra il Regno Unito e l'Unione europea. Ora si attende la pronuncia da parte del Parlamento europeo e la successiva adozione formale da parte del Consiglio dell'UE, per l'entrata in vigore definitiva.

 

La portata dell'accordo di recesso del Regno Unito dall’UE

L'accordo non riguarda solo gli scambi di merci e servizi, ma anche altri settori di interesse dell'Unione Europea, quali gli investimenti, la concorrenza, gli aiuti di Stato, la trasparenza fiscale, i trasporti aerei e stradali, l'energia e la sostenibilità, la pesca, la protezione dei dati e il coordinamento in materia di sicurezza sociale.

Rispetto ad altri Paesi terzi con i quali l'Unione ha negoziato e concluso accordi, l'accordo commerciale e di partenariato tra l'UE e il Regno Unito è il primo accordo commerciale dell'UE che prevede zero tariffe e zero quote con un paese terzo. Anche se l'accordo sugli scambi commerciali e la cooperazione non prevede barriere tariffarie o quote su tutte le merci conformi alle opportune regole in materia di origine, l'uscita definitiva del Regno Unito dall'Unione doganale dell'UE e dal mercato interno, implica tuttavia barriere non tariffarie, sotto forma di certificazioni doganali, di origine e controlli fitosanitari per l'immissione di beni e prodotti agricoli o animali dal Regno Unito nell'UE.

 

Gli accordi con gli altri Stati

Da parte sua, il Regno Unito ha riprodotto tali e quali nel proprio ordinamento molti degli accordi commerciali che l'UE ha in essere con paesi terzi con 60 paesi, con un semplice "roll over", ossia mediante accordi bilaterali stipulati alle stesse condizioni degli accordi europei con gli stessi Paesi. L’unica eccezione è rappresentata dal Giappone, con il quale il Regno Unito ha firmato un accordo che va oltre le disposizioni degli accordi esistenti con l'UE.

Gli Stati membri sono a loro volta autorizzati a stipulare disposizioni o accordi bilaterali con il Regno Unito concernenti questioni specifiche nei settori del trasporto aereo, della cooperazione amministrativa nel settore delle dogane e dell'IVA e della sicurezza sociale, sempre nel rispetto della compatibilità con il funzionamento dell'accordo sugli scambi e la cooperazione o del mercato interno, con il diritto e gli interessi dell'Unione.

Nei settori non contemplati invece dall'accordo, gli Stati membri possono negoziare e concludere accordi bilaterali con il Regno Unito, ma sono tenuti ad informare la Commissione riguardo alle proprie intenzioni e ai progressi dei negoziati.

 

Dumping e aiuti di stato

Si ricorda che l'UE, al fine di evitare la possibilità di meccanismi di dumping o concorrenza sleale, aveva chiesto l'impegno da parte del Regno Unito a rispettare il regime europeo in materia di aiuti di Stato e gli standard sociali, fiscali, ambientali e climatici definiti nel contesto normativo dell'Unione europea. Il Regno Unito ha accettato l'impegno di rispettare il quadro normativo europeo esistente, ma ha rifiutato la richiesta di un adeguamento automatico alle future evoluzioni normative della disciplina europea in materia di mercato unico.

In materia di aiuti di stato sono stati definiti principi generali vincolanti e altri specifici di natura settoriale. È stato previsto anche un obbligo di trasparenza, con requisiti puntuali imposti alle autorità che concedono i sussidi, le quali sono tenute ad indicare il valore e la motivazione del sussidio, permettendo alle imprese concorrenti che si sentissero danneggiate di fare ricorso.

Il Regno Unito si è impegnato ad istituire un'autorità indipendente responsabile del regime di controllo delle sovvenzioni. Le imprese dell'UE potranno impugnare gli aiuti di Stato concessi alle imprese del Regno Unito dinanzi ai tribunali nazionali britannici se ritengono che violino i principi comuni stabiliti nell'accordo commerciale e le imprese del Regno Unito godranno di diritti equivalenti nell'UE.

 

Certificazione di origine, barriere non tariffarie e quote, Iva e accise

Per beneficiare del regime commerciale di tariffe e contingenti zero le imprese devono garantire che i loro prodotti siano originari dell'Unione europea o del Regno Unito. Per alcuni prodotti, come vino, automotive, prodotti chimici e farmaceutici, gli operatori potranno autocertificare il rispetto degli standard regolatori previsti dalle parti.

Vige un’assenza quasi totale dei limiti quantitativi alle esportazioni di beni tra UE e Regno Unito, con alcune eccezioni come il tonno e l'alluminio. Circa gli aspetti sanitari e fitosanitari delle merci, si prevede il mantenimento degli standard UE per tutte le merci in ingresso nell'UE.

In materia di IVA ed accise l'accordo prevede il mantenimento delle regole sullo scambio automatico delle informazioni, la possibilità di effettuare controlli simultanei e due specifici protocolli per la cooperazione amministrativa per combattere le frodi di IVA e per l'assistenza doganale.

 

La riserva di adeguamento alla Brexit

La Commissione europea ha presentato la proposta di regolamento che stabilisce una riserva di adeguamento alla Brexit, che prevede un ristoro finanziario per eventuali conseguenze negative che potranno derivare dall'Accordo per imprese, comunità locali o amministrazioni pubbliche dell'Unione. Si tratterebbe di uno strumento di emergenza dell'ammontare di 5,371 miliardi di euro in prezzi correnti di cui potranno beneficiare tutti gli Stati membri per le regioni ed i settori economici maggiormente colpiti dalla Brexit, mitigando così l'impatto del recesso del Regno Unito sulla coesione economica, sociale e territoriale dell'UE.

Tra le misure finanziabili si elenca:

  • L'assistenza a aziende e comunità locali;
  • Le misure per sostenere l'occupazione;
  • Le misure per facilitare regimi di certificazione o autorizzazione di prodotti.

Nell'anno 2021, a titolo di pre-finanziamento, saranno disponibili 4,245 miliardi mentre i restanti 1,126 miliardi saranno invece disponibili nel 2024 previa valutazione della Commissione europea. Nel 2021 all'Italia dovrebbero spettare 87,2 milioni di euro.

 

 

Fonte: Estratto da “L'accordo sugli scambi commerciali e la cooperazione tra l'UE e il Regno Unito” pubblicato dal Senato della Repubblica Italiana e Camera dei Deputati, su Documentazione per le Commissioni - Attività dell’Unione Europea.

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Il progetto “BELT AND ROAD INITIATIVE”: quali prospettive per l’Italia? 

Decollata nel 2013, la Belt and Road Initiative (BRI), è un’iniziativa politica di ampio respiro, voluta dalla Cina per rafforzare la cooperazione con diversi Paesi in aree giudicate strategiche per la propria economia. Nonostante l’Europa sia coinvolta marginalmente in questo piano, l’Italia nel 2019 ha firmato un MoU, a seguito del quale si sono concretizzati alcuni primi accordi. Nonostante l’allentamento della loro relazione causato dalla Pandemia, si può ancora sperare nel rafforzamento della cooperazione tra i due Paesi, soprattutto sul fronte di connettività e infrastruttura.

 

La BRI e le 5 aree di intervento

La Belt and Road Initiative (BRI), promossa dalle istituzioni cinesi e decollata nel 2013, è un’iniziativa politica volta a rafforzare la cooperazione tra Cina e diversi Paesi, rispetto a 5 aree giudicate strategiche per il futuro della propria economia e della cooperazione internazionale: coordinamento delle politiche, connettività delle infrastrutture, commercio senza barriere, integrazione finanziaria e connessione tra le persone.

Coerentemente con gli ambiti di interesse, molti dei progetti promossi riguardano soprattutto la costruzione e/o la gestione di infrastrutture di trasporto, definendo quest’ultimo settore come uno dei pilastri più importanti dell’iniziativa. Ciò ha recentemente portato al coinvolgimento diretto di molte aziende cinesi nella gestione delle infrastrutture internazionali, come nel caso del porto del Pireo in Grecia o di linee ferroviarie in molti paesi asiatici.

 

L’entità degli investimenti e i soggetti coinvolti

L’entità degli investimenti è ingente e prevede una serie di iniziative secondo lo schema della partnership pubblico-privato tra soggetti internazionali. Il governo cinese sta investendo molte risorse, ma all’interno dei singoli progetti sono previsti anche investimenti pubblici da parte dei Paesi toccati dalla BRI e soggetti privati. Nel 2018 la European Bank for Reconstruction and Development ha stimato  che nei primi 5 anni di vita dell’iniziativa, più di 900 miliardi di dollari sono stati impegnati per lo sviluppo di progetti in tre diverse aree del mondo: Asia, Europa e Africa.

 

Anche se non è il tassello fondamentale della BRI, l’Europa è comunque coinvolta

Dato che circa il 25% dei progetti è concentrato nel solo Sud-Est Asiatico e meno del 10% è localizzato in Europa, si può affermare che la BRI vada oltre allo storico percorso della “Via della Seta” e che l’Europa risulti avere una parte marginale. Questo accade per diverse ragioni. La prima è legata al fatto che la BRI è stata concepita per promuovere una cooperazione su ampia scala, che coinvolge non solo le regioni terminali della catena logistica ma anche le regioni “di mezzo” dei Paesi del Centro Asia ed il Sud-Est asiatico.

In secondo luogo, gli investimenti mirano a portare un vantaggio competitivo principalmente ai partner cinesi, ragione per cui, molti progetti toccano aree di interesse strategico per lo sviluppo industriale nazionale, come i Paesi dell’Africa orientale, o per la posizione geografica strategica dei partner coinvolti, come nel caso dei progetti in Sri Lanka (Oceano Indiano). Queste aree intermedie e i paesi in via di sviluppo, risultano decisamente più interessanti agli occhi della Cina, poiché sono legati a crescite di lungo periodo a tassi decisamente alti.

La terza motivazione è più politica: mentre alcuni Paesi europei hanno via via promosso discussioni bilaterali per attirare investimenti cinesi in settori chiave della loro economia (i.e. i Paesi europei centro-orientali, tra cui Ungheria e Polonia), l’Unione europea nel suo complesso è stata finora restia a lasciare il controllo di infrastrutture strategiche ad aziende non controllate da società europee, limitando fortemente la possibilità di sviluppare progetti all’interno dell’iniziativa BRI.

 

L’impatto della Belt Road Initiative sull’Italia

Nella primavera 2019, il presidente cinese Xi ha firmato un memorandum of understanding con l’Italia al fine di promuovere progetti infrastrutturali congiunti parte della BRI. All’interno dell’accordo di cooperazione, rientravano diversi porti italiani, tra cui gli scali di Trieste e Genova. A dispetto degli annunci pubblici però, ad oggi, nessuno dei progetti discussi è stato effettivamente inserito nella lista dei progetti finanziati dalla BRI.

Sono due i principali mutamenti nello scenario internazionale, che hanno contribuito a ridimensionare lo sviluppo della Belt Road Initiative in Italia: le crescenti tensioni tra Cina e Stati Uniti da una parte e lo scoppio della pandemia COVID-19 dall’altra. Il primo elemento si è tradotto in un maggior impegno da parte degli più Stati Uniti nell’allineare le proprie politiche verso la Cina a quelle dell'Europa, Italia inclusa. Un esempio del risultato di questo sforzo è stato l'annullamento di una potenziale collaborazione tra l'Agenzia Spaziale Italiana e la China National Space Administration per costruire moduli abitativi per la stazione spaziale cinese Tiangong 3. Un altro risultato, in linea con le posizioni adottate in altri paesi dell'UE, riguarda le modifiche che limitano la possibilità per Huawei di partecipare allo sviluppo della rete 5G italiana. Anche se nessuno degli esempi citati si riferisce direttamente al MoU del 2019, entrambi sono esempi di un cambiamento di rotta da parte dell’Italia nei confronti della collaborazione con gli interlocutori cinesi, pubblici o privati.

Il secondo elemento è lo scoppio della pandemia di COVID-19.

 

Gli sviluppi italiani della Belt Road Initiative dopo la firma del MoU del 2019

Il 2020 sarebbe dovuto essere un anno significativo per i rapporti Italia-Cina, sia per la celebrazione del 50° anniversario delle loro relazioni diplomatiche e che per quelle dell'Anno del turismo Italia-Cina, in concomitanza del quale era previsto un fitto programma di eventi e celebrazioni, successivamente annullato e posticipato al 2022.

Inoltre, essendo il primo anno dopo la firma del MoU, il 2020 avrebbe dovuto sancire il concretizzarsi degli accordi firmati in occasione della visita di Stato di Xi. È stato invece raggiunto un numero limitato di accordi, per lo più tra attori privati, almeno da parte italiana. Tra questi si segnalano:

  • La Fase 2 di una collaborazione già in corso tra ISA e CNSA su CSES-01;
  • La collaborazione nel settore energetico tra Ansaldo Energia e China United Gas Turbine Technology Co. e Shanghai Electric Power Corp. (avviato già prima del 2019);
  • La formalizzazione di accordi tra Cassa Depositi e Prestiti, Eni e Intesa San Paolo con controparti cinesi come Bank of China e la città di Qingdao;
  • La restituzione di 796 reperti archeologici dall'Italia alla Cina, nel marzo 2019;
  • La collaborazione tra l'Italian Trade Agency (ITA) e il Gruppo Alibaba per la creazione nel 2020 di un “Padiglione Made in Italy” per il commercio Business to Business (B2B);
  • Un memorandum d'intesa di notevole successo tra l'agenzia di stampa italiana Ansa e la sua controparte cinese Xinhua.

Sebbene la maggior parte di questi accordi sia il risultato di una collaborazione in essere già prima del 2019 è lecito sperare che con l’allentamento della pandemia le relazioni Cina-Italia possano evolvere positivamente, rafforzando la cooperazione in anche in altri settori ritenuti strategici per entrambi i Paesi, come la connettività e le infrastrutture.

 

 

Fonti: “Belt and Road Initiative: per ora coinvolge l’Italia solo in via marginale” pubblicato dal Dipartimento di Economia dell’Università di Genova su BJ - Liguria Business Journal e “The Belt and Road in Italy: 2 Years Later” pubblicato su The Diplomat

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Nonostante le restrizioni COVID, Sviluppo Marche continua l'attività di supporto ai Comuni  Marchigiani impegnati nella Strategai Patto dei Sindaci delle Marche.

Martedì 2 marzo è stata la volta del gruppo di Comuni del Joint Alte Marche_Climact per la realizzazione del Piano di Azione per l’energia sostenibile e il clima (PAESC). 

I 12 comuni coinvolti nel progetto hanno partecipato ad un workshop tecnico coordinato da SVIM e dal capofila del Joint: il Comune di Pergola.

Obbiettivo del Workshop: fare i primi passi operativi nella realizzazione del Inventario Base delle Emissioni, primo passaggio fondamentale nella realizzazione del JOINT PAESC


La riunione tenutasi online ha visto la partecipazione sia dei politici che dei tecnici dei Comuni. Il gruppo di lavoro di SVIM che si occupa del Patto dei Sindaci delle Marche ha illustrato i passaggi chiave nella realizzazione del Piano di Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima e in particolare i passi operativi da intraprendere per redigere l’Inventario Base delle Emissioni, primo elemento chiave per “fotografare” le emissioni nei territori di pertinenza dei 12 comuni del Joint. 
L’incontro è stato seguito con interesse e molto partecipato dai Comuni che, nonostante le difficoltà del periodo, si sono messi a disposizione per iniziare a reperire i primi dati utili all’elaborazione dell’Inventario_IBE.

Il Joint Alte Marche_Climact vede la partecipazione al Patto dei Sindaci, in maniera congiunta (Joint), di 12 comuni del territorio marchigiano: Pergola (capofila del Joint); Acqualagna, Apecchio; Arcevia; Cagli; Cantiano; Fratte Rosa; Frontone; Piobbico; San Lorenzo in Campo; Sassoferrato; Serra Sant’Abbondio. Il progetto è supportato da SVIM tramite il gruppo di lavoro sul Patto dei Sindaci delle Marche che accompagna i Comuni Marchigiani nei passaggi chiave dell’elaborazione della propria strategia verso la transizione energetica e climatica: la riduzione delle emissioni di anidride carbonica nei propri territori e la progettazione di un piano strategico di adattamento ai cambiamenti climatici.

 

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Lunedì, 16 Dicembre 2019 12:43

Patto dei Sindaci: SVIM eccellenza italiana

Le Marche coordinate dalla SVIM rappresentano l’eccellenza italiana nell’attuazione del Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia

 

 

 

Premiati i 32 Comuni marchigiani che hanno contribuito attivamente alle politiche di transizione energetica e adattamento ai cambiamenti climatici. Viceministro Cancelleri: “Al via da subito una strategia condivisa fra il mio dicastero e SVIM”.  I dati confermati dall’ENEA

Sono stati premiati il 4 dicembre 2019 i 32 i Comuni marchigiani che contribuito attivamente alle politiche di transizione energetica e adattamento ai cambiamenti climatici. L’evento si è tenuto mercoledì 4 dicembre alle ore 14.15 nello Spazio HDRÀ Palazzo Fiano Piazza San Lorenzo in Lucina 4 a Roma all’interno del convegno organizzato da Regione Marche e SVIM Agenzia di Sviluppo Regione Marche dal titolo: “Transizione energetica e adattamento climatico il Patto dei Sindaci delle Marche strumento di pianificazione e di governance per il cambiamento”. Il Focus tutto dedicato alle Marche si è contestualizzato all’interno del XII Forum "QualEnergia?" di Legambiente, Editoriale La Nuova Ecologia e Kyoto Club, in partenariato con Cobat che, quest’anno, propone il tema "Quale Green New Deal? Come rendere la transizione energetica un’opportunità per imprese e cittadini”. Il workshop dedicato alle Marche è stato moderato da Marco Frittella Giornalista del TG1 e ha visto la partecipazione dell’On. Giancarlo Cancelleri Viceministro Infrastrutture e Trasporti, Gianluca Carrabs Amministratore Unico Svim Agenzia di Sviluppo Regione Marche, Manuela Bora Assessora Energia Regione Marche, Maurizio Mangialardi Presidente ANCI Marche, Giovanni Addamo Responsabile Sistemi Territoriali Area Regioni Centrali Enea, Pasqualino Piunti Sindaco di San Benedetto del Tronto, Sabrina Santelli Assessora all’Attività Produttive Comune di Pergola, Sergio Fabiani Presidente della Provincia di Ascoli Piceno, Filippo Gasperi Sindaco di Gradara, Paolo Calcinaro Sindaco di Fermo e Adriano Maroni AD Menowatt Ge.

“Le Marche rappresentano l’eccellenza italiana nell’attuazione del Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia e SVIM ha dimostrato che un unico soggetto attuatore regionale che coordina le Amministrazioni Comunali riesce a raggiungere performance altissime”. Queste le parole dell’On. Giancarlo Cancelleri Viceministro Infrastrutture e Trasporti intervenuto al convegno. “Da oggi sia apre anche una nuova collaborazione istituzionale con il mio dicastero per poter implementare al massimo lo sviluppo linee strategiche che possano dare risposte concrete ai territori. La nostra collaborazione potrà partire con una condivisione progettuale per rendere l’isola di Pantelleria 100% rinnovabile”.

“Dai dati nazionali – ha sottolineato Giovanni Addamo Responsabile Sistemi Territoriali Area Regioni Centrali Enea –  emerge in maniera chiara che le Marche rappresentano un’eccellenza nel panorama nazionale grazie all’impegno dalla Regione Marche e SVIM”.

Didascalia: La premiazione dei Sindaci intervenuti a Roma il 4 dicembre

Regione Marche, SVIM e il Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia

 

115 Comuni marchigiani hanno già aderito al Patto, più 38 in preadesione, l’obiettivo di SVIM è arrivare al 100% delle municipalità

 

 

Il cambiamento climatico è la sfida del nostro tempo. I Comuni svolgono un ruolo decisivo nella mitigazione degli effetti conseguenti al cambiamento climatico, soprattutto se si considera che l’80% dei consumi energetici e dell’emissioni di CO2 è associato alle attività urbane. Il Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia è un importante strumento per garantire la transizione energetica e l’adattamento ai cambiamenti climatici. La SVIM, l’Agenzia di Sviluppo della regione Marche, è il soggetto attuatore che accompagna, attraverso il supporto tecnico dei suoi consulenti, i Comuni della regione Marche nell’elaborazione del Piano di Azione per l’Energia Sostenibile ed il Clima (Paesc) e lo sviluppo di strumenti operativi che ne facilitano la costruzione ed il monitoraggio, permettendo l'analisi dei piani di azione locali e l’ottimizzazione degli strumenti attuativi delle politiche regionali a supporto degli interventi pianificati sul territorio. L'Unione Europea riconosce ufficialmente SVIM come struttura di coordinamento territoriale, la quale si impegna ad offrire consulenza strategica e sostegno tecnico ai firmatari del Patto.

Didascalia: Gianluca Carrabs Amministratore Unico SVIM e il Viceministro Giancarlo Cancelleri

SVIM incubatore di competenze per i Comuni delle Marche

 

Carrabs: “Realizzeremo un master plan su scala regionale che promuova un nuovo modello di sviluppo economico basato su basse emissioni di carbonio, per poterlo finanziare con un piano trentennale direttamente dalla Banca Europea per gli Investimenti”

 “A Roma – ha dichiarato l’AU di SVIM Gianluca Carrabs – sono stati premiati i 32 Comuni marchigiani (Altidona, Ancona, Appignano, Ascoli Piceno, Campofilone, Castelbellino, Castelplanio, Cupramontana, Fabriano, Fano, Fermo, Grottazzolina, Jesi, Macerata, Maiolati Spontini, Mergo, Monte Giberto, Montecarotto, Monteroberto, Offida, Pesaro, Poggio San Marcello, Pollenza, Rosora, San Benedetto del Tronto, San Paolo di Jesi, San Severino Marche, Santa Maria Nuova, Senigallia, Serra San Quirico, Staffolo e Urbino), che hanno aderito ai progetti  EMPOWERING finanziato dal programma Horizon2020 e LIFE SEC ADAPT, coordinati da SVIM. Questi due progetti, con un valore economico totale di 4.710.788 di euro, sono stati intercettati grazie alla competente progettazione SVIM ed hanno generato le risorse finanziare necessarie all’accrescimento del know how all’interno della pubblica amministrazione anche e soprattutto attraverso la formazione del personale. Grazie al percorso triennale di assistenza tecnica di SVIM, con i progetti EMPOWERING e LIFE SEC ADAPT, si è garantito che 32 Comuni marchigiani potessero rinnovare e integrare il proprio PAES-Piano d’Azione per l’energia sostenibile e il clima, formando più di 300 fra tecnici e funzionari di livello locale e regionale, con capacità e competenze specifiche, 78 piani d’azione per l’energia sostenibile, l’aumento del 45% delle adesioni dei comuni marchigiani al Patto dei Sindaci, 6 strategie energetiche regionali di decarbonizzazione e 6 modelli di strumenti innovati di finanziamento, 3 piani d’azione per le energie sostenibili congiunti. Ad oggi sono ben 115 i Comuni che hanno aderito al Patto dei Sindaci cui se ne aggiungeranno a brevissimo altri 38. L’impegno per il futuro è coinvolgere tutti i Comuni delle Marche, raggiungendo l’unanimità delle adesioni al Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia, così da creare un master plan su scala regionale, che promuova un nuovo modello di sviluppo economico basato su basse emissioni di carbonio, per poterlo finanziare con un piano trentennale, direttamente dalla Banca Europea per gli Investimenti”.

Didascalia: Giovanni Addamo Responsabile ENEA, Gianluca Carrabs Amministratore Unico SVIM e Maurizio Mangialardi Presidente ANCI Marche

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Ancona 28 novembre 2019 – Si terra mercoledì 4 dicembre alle ore 14.15 nello Spazio HDRÀ Palazzo Fiano Piazza San Lorenzo in Lucina 4 a Roma il convegno organizzato da Regione Marche e SVIM Agenzia di Sviluppo Regione Marche dal titolo: “Transizione energetica e adattamento climatico il Patto dei Sindaci delle Marche strumento di pianificazione e di governance per il cambiamento”. Il Focus tutto dedicato alle Marche si contestualizza all’interno del XII Forum "QualEnergia?" di Legambiente, Editoriale La Nuova Ecologia e Kyoto Club, in partenariato con Cobat che, quest’anno, propone il tema "Quale Green New Deal? Come rendere la transizione energetica un’opportunità per imprese e cittadini”. Il workshop dedicato alle Marche che si svolgerà nella seconda giornata di lavori sarà moderato da Marco Frittella Giornalista del TG1 e vedrà la partecipazione dell’On. Giancarlo Cancelleri Viceministro Infrastrutture e Trasporti, Gianluca Carrabs Amministratore Unico Svim Agenzia di Sviluppo Regione Marche, Manuela Bora Assessora Energia Regione Marche, Maurizio Mangialardi Presidente ANCI Marche, Pasqualino Piunti Sindaco di San Benedetto del Tronto, Giovanni Addamo Responsabile Sistemi Territoriali Area Regioni Centrali Enea, Sabrina Santelli Assessora all’Attività Produttive Comune di Pergola, Sergio Fabiani Presidente della Provincia di Ascoli Piceno, Filippo Gasperi Sindaco di Gradara, Paolo Calcinaro Sindaco di Fermo e Adriano Maroni AD Menowatt Ge, al termine del convegno saranno premiati i Comuni marchigiani che hanno contribuito attivamente alle politiche di transizione energetica e adattamento ai cambiamenti climatici.

“Dallo scioglimento dei ghiacci alle super nevicate passando per la tropicalizzazione del clima, gli allagamenti a Venezia, le frane che distruggono le infrastrutture - ha dichiarato Gianluca Carrabs AU di SVIM - sono queste, purtroppo ormai, le realtà che viviamo quotidianamente. Il Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia è un validissimo strumento messo a disposizione dell’Unione Europea per contrastare questo drammatico fenomeno dei cambiamenti climatici. SVIM, com’è noto, è il soggetto attuatore per la regione Marche di questa forma di governance che vede il coinvolgimento attivo dei Comuni marchigiani, d’altronde già più volte l’Agenzia di Sviluppo di Regione Marche è stata presa ad esempio come modello virtuoso. A Roma avremo occasione di implementare e sviluppare il nostro Know How e di premiare tutti i comuni che si sono distinti nell’applicazione dei loro Piani d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima”.

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Opinion Leader” nell’ambito della Campagna Nazionale Italia in Classe A

Oggi, mercoledì 9 ottobre 2019 a Roma, il Direttore del Dipartimento Unità Efficienza Energetica dell’ENEA Ilaria Bertini e l’Amministratore Unico di SVIM Marche Gianluca Carrabs hanno firmano l’accordo che li vedrà collaborare per tutto il 2020 sui temi dell’efficienza energetica e la sicurezza sismica.

Nel 2018 Italia in Classe A ha raccontato la Regione Marche nella quarta tappa, ad Ascoli Piceno, del Road Show dell’Efficienza Energetica. Tra i temi portanti dell’appuntamento gli strumenti, gli incentivi e i finanziamenti a disposizione della PA per migliorare il livello di efficienza delle proprie strutture, contribuendo così al raggiungimento degli obiettivi nazionali ed europei di efficienza energetica.

Tra i partner di quella giornata SVIM Marche, che oggi sottoscrive per Italia in Classe A l’accordo dedicato agli Opinion Leader, azione della terza annualità della Campagna Nazionale promossa dal Ministero dello Sviluppo Economico e attuata da ENEA in applicazione del D. Lgs. 102/2014 art. 13.

Un impegno rinnovato che vede l’Agenzia Nazionale per l’Efficienza Energetica dell’ENEA e la Società di Sviluppo Marche alleate per promuovere, sensibilizzare e rafforzare le tematiche legate all’efficienza energetica e alla sicurezza sismica.

“In accordo con il Mise, abbiamo scelto questa azione per consolidare i risultati raggiunti negli anni precedenti e per sperimentare nuovi strumenti di comunicazione in grado di conseguire il raggiungimento di una parte sempre più ampia della popolazione. Le informazioni veicolate sono tese a fornire strumenti utili per consentire a ciascuno di farsi parte attiva nel processo che accompagna e facilita la transizione energetica verso la sostenibilità economica, ambientale e sociale” dichiara Ilaria Bertini, Direttore del Dipartimento Unità Efficienza Energetica dell’ENEA.

L’Amministrato Unico di SVIM Agenzia di Sviluppo della Regione Marche – Sviluppo Marche dott. Gianluca Carrabs ha sottolineato “Questo accordo è uno strumento strategico che consente di implementare e rafforzare il modello di formazione e assistenza tecnica che forniamo ai Comuni essendo, come SVIM, soggetto attuatore per la Regione Marche del Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia. Oggi nella nostra regione 100 comuni marchigiani sono parte attiva di politiche volte al risparmio energetico, produzioni di energie rinnovabili e riduzione delle emissioni clima alteranti”.

Hanno partecipato alla mattinata il Capo Divisione Sistemi Integrati di Sviluppo Territoriale dell’ENEA Mauro Marani, il Responsabile dell’Area Centro della stessa Divisione Giovanni Addamo e per Italia in Classe A la Responsabile scientifica della Campagna Maura Liberatori.

Per approfondire:

Tra le finalità degli impegni 2019/2010 della Campagna Italia in Classe A, il consolidamento dei risultati raggiunti negli anni precedenti e la sperimentazione di strumenti di comunicazione che, nel rispetto della completezza, trasparenza, correttezza delle informazioni divulgate, affrontino in chiave innovativa il raggiungimento della più larga parte della popolazione, con messaggi che esaltino la consapevolezza del ruolo che ciascuno può interpretare, inducendo ad un protagonismo attivo e informato, che accompagni e faciliti la transizione energetica verso la sostenibilità economica ambientale e sociale.

Un ruolo importante è quello degli Opinion Leader, definiti e individuati sulla base di parametri certi e verificabili. Istituzioni, associazioni, imprese e soggetti -non attivi nella filiera energetica- autorevoli nel loro settore di attività. Autorevolezza misurata sulla base del numero di clienti, associati, utenti e sulla reputazione per l’attenzione ai temi della sicurezza, dell’ambiente della sostenibilità sociale. La scelta di questa linea di attività e l’invito agli Opinion Leader così individuati, è scaturita per rafforzare le azioni di promozione e informazione svolte da ENEA e ampliare la platea dei quattro segmenti di popolazione (under 24, over 65, popolazione attiva e popolazione vulnerabile in condizione di povertà energetica) destinatari dei messaggi. Siamo certi che i messaggi da loro veicolati saranno accolti con apertura e fiducia da chi dagli stessi ricevono servizi affidabili.

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Giovedì, 12 Settembre 2019 10:50

Rinascimento Svim pronte 12 assunzioni

Bilancio raddoppiato per la società di sviluppo della Regione

L’amministratore unico Carrabs: «Un modello organizzativo con nuove professionalità»

Chiamatelo Rinascimento. È quello che l’urbinate d’adozione Gianluca Carrabs, amministratore unico della Svim S.r.l., sta attuando nella società di sviluppo della Regione Marche che ha sede in via Raffaello Sanzio ad Ancona: in due anni bilancio raddoppiato, collaboratori quasi quadruplicati e dipendenti che saranno a breve implementati con 12 assunzioni a tempo indeterminato tramite concorso. Il restyling della Svim, quasi onomatopeico come un panno che pulisce un tavolo impolverato, ha già creato uno strumento strategico e indispensabile per lo sviluppo delle politiche della Regione Marche che, non a caso, è stata selezionata dalla Regione stessa come supporto anche per l’attuazione di alcuni bandi delle aree del sisma.


L’amministratore unico
La Svim, per definizione, contribuisce allo sviluppo dell’economia del territorio marchigiano, supportando l’attività dell’amministrazione pubblica. Il bilancio, nel dettaglio, è passato in due anni da 800mila euro della gestione precedente ai 1,5 milioni di euro del 2018. I collaboratori sono lievitati da 13 agli attuali 47 con un utile della sua gestione ormai consolidato negli anni. Nonostante avesse solo tre dipendenti a tempo indeterminato e l’amministratore unico, grazie alla loro guida e ai suoi 47 esperti collaboratori «la Svim spiega Gianluca Carrabs - si è configurata sempre di più quale supporto in grado di fornire all’Autorità di Gestione e alle strutture regionali responsabili dell’attuazione delle attività previste dal Por Fesr 2014-20 (il Fondo europeo di sviluppo regionale che si attua attraverso il Programma operativo regionale, ndr),competenze specialistiche al fine di garantire il corretto utilizzo e rendicontazione delle risorse. Questo lavoro è risultato determinante per il raggiungimento dell’obiettivo di spesa del 2018 e 2019 previsto dall’Unione europea, per il Por Fesr, tecnicamente definito come “’n+3’’, che riguarda la spesa certificata». Ovvero, una sorta di rendicontazione alla Commissione Ue per non perdere il finanziamento comunitario e il cofinanziamento nazionale. «Questo ha consentito alla Regione Marche – continua Carrabs – di rendicontarenel2018, a fronte di un limite di 46,8 milioni di euro, una spesa complessiva di 61,3 milioni. Nel 2019 è proseguita l’accelerazione avviata l’anno precedente, conseguendo l’obiettivo di programmazione stabilito da Bruxelles, pari a 75,4 milioni. Da segnalare anche la delibera della giunta regionale 347 del 10 aprile 2017 e dgr 1483 del 12 novembre 2018 che hanno approvato sia lo “Schema di Dichiarazione di impegno per la sottoscrizione del Patto europeo de i Sindaci per il Clima e l’Energia” in qualità di coordinatore territoriale sia lo Schema di Convenzione con Svim per lo svolgimento delle attività di assistenza tecnica e operativa all’attuazione del Patto sul territorio regionale». Queste azioni sommate alla gestione della progettazione per i fondi diretti della Ue, come quelli di Cooperazione Territoriale, sia programmi come Horizon, Life, Erasmus, ha consentito alla società di assolvere alla sua mission, favorendo lo sviluppo socio economico del territorio. «Proprio da questi dati parte il Piano delle attività 2019/2021, approvato con dgr 988 del 7 agosto scorso. Con cui è emersa la necessità di dotarsi di un nuovo modello organizzativo al fine di superare le carenze di personale, assicurando l’ingresso stabile di nuove professionalità indispensabili – sottolinea Carrabs – a garantire l’efficacia dei processi societari attraverso un rafforzamento specifico dell’organico».


Scatta il concorso pubblico

La ristrutturazione aziendale implementerà gli unici tre dipendenti a tempo indeterminato della struttura, con 12 assunzioni a tempo indeterminato tramite concorso pubblico per titoli ed esami. Per il 2019 saranno subito assunte quattro figure tra cui un segretario, un amministrativo e due project manager, per il 2020 quattro project manager e nel 2021 altri quattro project manager, previa autorizzazione della Regione, a seguito di verifica del raggiungimento degli obiettivi economici e finanziari di buon andamento della società. «Certi che questa ristrutturazione sarà strategica - conclude Carrabs-per offrire alla comunità marchigiana uno strumento efficace per attuare il nuovo modello di sviluppo economico, consapevoli che le uniche risorse completamente libere che possiede la Regione da ridistribuire ai cittadini sono i fondi europei. Con l’80% del suo bilancio per la Sanità e l’altro 20% per il funzionamento istituzionale, le uniche risorse veramente libere sono quelle comunitarie: 1 miliardo e 300 milioni di euro».


Dal 2005 a capitale in toto regionale
La Svim, società di sviluppo della Regione Marche, è stata istituita con legge regionale n.17 del 1giugno 1999 e contribuisce allo sviluppo dell’economia del territorio marchigiano, supportando l’attività della pubblica amministrazione. L’assetto attuale, a capitale interamente regionale, è stato definito con la legge di riordino n.33 del 16dicembre 2005.L’amministratore unico è Gianluca Carrabs

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Sala gremita il 19 giugno alla Settimana Europea dell’Energia, il più grande evento nella capitale belga in questo settore, per la presentazione dei progetti EMPOWERING (www.empowering-project.eu) finanziato dal programma Horizon2020 e LIFE SEC ADAPT, coordinati da Sviluppo Marche srl.

Giusto il tempo di chiudere la conferenza di lunedì 18 giugno “Cambiamenti Climatici. Strategie di contrasto e adattamento nelle Marche e nell’Istria” ad Ancona, e Sviluppo Marche riparte per Brussels, per aprirne un’altra. Protagonista ancora una volta “l’esempio Marchigiano” di attuazione del Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia.

Grazie al percorso triennale di assistenza tecnica di Sviluppo Marche srl, con i progetti EMPOWERING & LIFE SEC ADAPT, si è garantito che 32 Comuni Marchigiani potessero rinnovare il proprio PAES-Piano d’Azione per l’energia sostenibile e/o definissero nuovi PAESC-Piani d’Azione per l’energia sostenibile ed il clima, con azioni concrete per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, incentivando il consumo di energia da fonti rinnovabili e l’efficientamento energetico.

Non abbiamo scelta. Nell’Unione dell’energia, è necessario che ciascuno di noi compia dei progressi nella transizione energetica” -dichiara l’Assessora Manuela Bora. Perdi più aggiunge “La trasformazione, deve iniziare localmente.”

 

“Proprio, il movimento studentesco, ispirato a Greta Thunberg, grazie allo sciopero globale del 15 marzo - ha sottolineato Gianluca Carrabs Amministratore Unico di SvILUPPO Marche srl -, ha spinto migliaia di giovani a scioperare il venerdì, chiedendo ai propri governi azioni concrete contro il cambiamento climatico e rivendicando il diritto al futuro, insieme alla recente "onda verde" delle elezioni europee è stato un chiaro messaggio che i cittadini abbiano ambizioni elevate. Trasformare il Sistema energetico non riguarda quindi solo l’ambiente ma tutti i cittadini, che dovranno adottare percorsi sostenibili, migliorando così gli strumenti di politica partecipativa e di governance, in grado di affrontare le sfide energetiche al 2030, trasformandoli in strumenti efficaci per una visione partecipativa al 2050”.

Potrà l’efficienza energetica essere quindi il nuovo collante dell’Europa Unita? Perché no!

Ma è necessario che anche e soprattutto le autorità pubbliche locali diventino protagoniste nella definizione di piani e strategie multi-target e multi-settoriali, considerando la riduzione energetica e la lotta ai cambiamenti climatici a livello locale, parte di una politica complessiva di sviluppo integrato per un futuro sostenibile.

Questo processo tecnico-politico però richiede competenze multidisciplinari degli enti locali e regionali, nella definizione di strategie e piani energetici integrati, che EMPOWERING dal 2016 ha contributo a rafforzare in più di 300 rappresentanti, in 6 Regioni Europee (Croazia, Grecia, Italia, Romania Spagna e Ungheria).

Rafforzare le capacità dei decisori politici e funzionari comunali nella definizione di soluzioni innovative nella gestione della transizione energetica e l'applicazione di politiche comunitarie a livello locale, cosi come a coinvolgere gli stakeholder e la cittadinanza nella definizione e implementazione di soluzioni, rimane una strategica priorità.

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